Sogno indiano…

Tramonto. Il sole infuoca tutto il mondo. La terra e il cielo uniti in un'unica fiamma. Sul baratro del canyon sente spirare il vento. Un vento forte che viene da lontano. Un vento sovrannaturale.
Un anziano indiano seduto a gambe incrociate, un fuoco ed una litania si propaga nell'aria da tempo indefinito. Egli guarda il fumo volteggiare, fare curve, capriole e poi svanire su, nel cielo.
Guarda lontano il nostro uomo, chissà quali tormentati pensieri si rincorrono in quella mente, in quel cuore malato. Quali fantasmi provenienti da passati lontani lo circondano e danzano nel suo sguardo?
Si volta verso l'indiano e dice, voce secca e decisa: – E' il momento.
Allora l'indiano che cantava una preghiera vecchia come le praterie ed i bugali prima che l'uomo bianco potesse anche solo immaginare quei luoghi, quegli spazi, si ferma. I suoi occhi, da assenti ridiventano improvvisamente lucidi e consapevoli. Anziani quegli occhi, antichi quegli occhi. Hanno visto tante vite passare. Uomini nascere e uomini morire, uomini ammalarsi e uomini guarire. Quegli occhi lo fissano, possenti ma dolci. Quasi come un padre guarderebbe il proprio figlio camminare per la prima volta. Spaventato perché non vuole che cada e si faccia male. Ma fiero di assistere a quel portento che è l'irripetibile primo passo. E poi più nulla sarà uguale. Quel passo è il primo di un cammino lungo una vita che lo porterà lontano. Ma lo renderà libero e indipendente.
L'indiano si alza con incredibile lentezza ed al contempo decisione.
C'è saggezza, c'è volontà e profondità in ogni suo gesto. Ogni parte del suo corpo è un uomo che si alza e pensa. Con passi brevi, ondeggiando, si avvicina all'uomo curvo sul tramonto.
Con tutta la forza che ancora possiede, apre le sue braccia e circonda il corpo del viso pallido. Lo stringe a sé, lo bacia sulla fronte, allontanandolo e dice: – Andiamo.
I due uomini, stagliati contro il sole cadente, si avvicinano al dirupo, fermandosi proprio un attimo prima della fine del mondo.
Il vecchio stringe con le sue mani le mani dell'uomo, poi le porta alla sua testa. Appoggia la sua fronte all'altrui fronte e chiude gli occhi. Comincia ad uscire prima un filo di voce, poi sempre più forte, più forte, una nuova preghiera dalle sue labbra.
L'uomo, con gli occhi chiusi, ascolta e sente il suo cuore alleggerirsi ed il corpo rilassarsi e sciogliersi. Una strana pace s'impossessa di lui. Il suo torace respira piano ed al ritmo delle arcane parole. Non c'è più freddo né caldo, non c'è più pensiero, rancore, non c'è più il passato, non c'è il futuro. Ora tutto, tutta la vita è in quest'istante.
L'indiano ammutolisce, si distacca e riapre gli occhi, dicendo: – Ora va'.
Allora l'uomo risponde, calmo: – Addio, no. Arrivederci.
Eccolo lì quell'istante, quell'istante da sempre sognato, così a lungo cercato. Si volta l'uomo. Si volta verso l'infinito davanti e sotto di lui.
Spicca un salto e giù…
Cadendo nel baratro, il suo corpo lentamente perde la sua consistenza, le sue vesti svaniscono. Diafano diviene e poi.
Poi più nulla.
Egli diviene vento. Vento, immortale vento. Instancabile vento. Fino alla fine del tempo, vento che soffia nel canyon. In quella terra dove al tramonto, cielo e terra sono un'unica cosa, avvampate nel fuoco del sole che muore.
L'indiano, lento, torna accanto al fuoco e si siede di nuovo, a gambe incrociate. Riprende a cantare antiche litanie.
Una lacrima sgorga dal suo occhio sinistro e solca il suo viso di terra, rossa terra.

Sogno indiano…ultima modifica: 2005-09-12T19:43:16+02:00da gilgamesh1977
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