Artic

Il mare insinuava le sue dita nella nuda roccia. Da migliaia di anni. Aveva scavato e vinto con la costanza la durezza della materia creando il fiordo. Alla fine del fiordo era un banco di sabbia sottile ed un sentiero naturale portava fin lì dall'alto.
Egli era lì, accovacciato sulla nuda spiaggia, il capo poggiato alle ginocchia, che stringeva al petto con le sue braccia un tempo forti.
Non sapeva più da quanto tempo era lì… un'ora, un giorno, un mese? Sapeva bene che quello era soltanto un sogno da cui non riusciva più a destarsi. Sapeva che il tempo che passava era soltanto illusione. Ma tutta la sua vita era lì in quel presente eterno ed immutabile. Priogioniero di un limbo in cui era entrato senza sapere come e perché…
I primi giorni erano passati a cercar di capire il senso di quella situazione… poi era venuta la disperazione, la ricerca di una via di fuga, un'uscita da quell'incubo… aveva percorso il sentiero, affrontato il deserto artico delle alture, ma senza mai trovare nulla di più eclatante di un sasso. Sembrava l'unico essere vivente in quella terra… non una persona, un animale, un filo d'erba… nulla di vivo, solo lui e nessun altro…
Era così tornato sui suoi passi, era tornato su quella riva minuscola dove tutto era iniziato… cacciò un urlo ma alcun suono fuoruscì dalla sua gola… era solo silenzio. Entrò nell'acqua e si accorse che non era né fredda né calda… continuò a camminare deciso a farla finita. Camminò fintanto che il suo capo era un metro sotto il livello del mare… e si accorse che questo non turbava la quiete ed il suo corpo… si accorse che non respirava, che il suo cuore non batteva… sembrava morto, un morto che cammina. E tornò ancora  a riva, sconfitto… fece allora l'unica cosa che poteva fare. Pensare, ricordare. Attaccarsi all'unica cosa che lo legava alla vita con un filo sottile… il passato.
Cominciò allora a ripercorrere i giorni, i mesi, gli anni che l'avevano portato fin là… fino alla fine del tempo e di tutto…
Ricordò allora i nomi, le persone, i luoghi… ricordò il dolore, le gioie, i baci, gli scherzi del fato…
e dopo un tempo che nessuno potrà mai dire, ricordò l'ultimo ricordo della sua vita… quel mare così pulito, così chiaro e dolce nella sua spuma, quell'ultimo litigio con Lei, la fine di tutto, la fine del sogno…
l'ultimo salto dalla scogliera e poi più nulla… solo vertigini e una voragine di buio nella testa e nel cuore…
ripensò allora a Lei, agli errori, alle mancanze, ai ritardi, ai tanti rimpianti… rivedeva il suo viso i suoi occhi che l'amavano mentre lui la tradiva… capì infine che era stata l'unica donna ad averlo mai amato ma lo capiva ora, che era troppo tardi e nulla più poteva essere fatto per riparare.
Capì, adesso, che Lei era l'unica persona che aveva desiderato amare senza riuscire, annegato dal rancore delle sue delusioni, avvelenato dai suoi falliti tentativi d'unione a donne troppo spesso egoiste e crudeli…
egli rimpianse tutto quello ch'era stato… egli rimpianse e pianse per un numero imprecisato ed incalcolabile di giorni e di notti… e solo un pensiero, infine, il suo viso, il suo nome, il suo viso, il suo nome…
qualcosa di strano si mosse, lontano, sull'acqua del fiordo…
qualcosa che piano si avvicinava, si avvicinava, finché il suo sguardo poté comprendere… una rosa, venuta da chissà dove e chissà quando… una rosa di un colore impossibile, che si adagiò lì dove il mare e la terra si congiungevano dalla nascita del mondo. Egli s'alzò, s'avvicinò timoroso al fiore e lo raccolse… lo avvicinò al naso ed inspirò il suo profumo… fu una luce… un istante… poi il buio.

sbattè le palpebre… abituò i suoi occhi all'oscurità, si voltò dall'altra parte del letto… c'era Lei, Lei che dormiva… egli la sfiorò destandola, la guardò, le disse piano: – Ti amo – e le diede un bacio sulle labbra tremanti… chiuse gli occhi e tornò a sognare.
Ella non seppe mai perché, né lui le spiegò mai nulla… ma ella sorrise, quella notte, di gioia… e quel suo non fu certo l'ultimo sorriso delle loro vite…

Articultima modifica: 2005-09-13T12:52:58+02:00da gilgamesh1977
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3 pensieri su “Artic

  1. Per un attimo mi hai fatto tremare di paura…dopo il vento immortale che soffia nel Canyon mi fai ascoltare un cuore che smette di battere tra le acque…ho pensato al peggio…ho pensato che stessi chiedendo aiuto..e nessuno ti ascoltava…ho pensato … a tante cose…ma poi continuo la lettura e automaticamente quasi per rabbia do la colpa a LEI che ti ha fatto tanto soffrire…e poi vedo le lacrime e lo sconforto..Solo quando ho sentito il profumo della rosa ho capito che narravi, una rosa dal colore impossibile! E’ questo che sai fare Sergio, sai coinvolgere le persone, i loro stati d’animo, le fai sentire parte delle tue storie. Il tuo, è un DONO.

  2. Non tremare… mi sembra di essere nato a nuova vita, ora… mi sembra di avere delle possibilità, di avere un futuro.
    Vorrei poter coinvolgere qualcuno ben più della situazione attuale, ma non so, forse il tempo dirà se costei è la mia Lei.
    A me sembra di leggere negli indizi che la vita mi pone sotto gli occhi che potrebbe davvero essere il coronamento delle mie ricerche… che per una volta, sono stato fortunato ad incontrare questa persona, una sera che non ci saremmo mai dovuti vedere…
    Devo ringraziare la pioggia, devo ringraziare il caso, non di avermi dato finalmente la donna che cercavo, ma di avermi dato la possibilità di trovarla… se saprò scrutare nel suo intimo, se saprò suscitarle qualcosa, un tremito, dipenderà soltanto da me. E da lei…
    Non c’entra più il fato, esso ha già agito. L’incontro è avvenuto, ma ora sta a noi orchestrare… se vorremo suonare insieme le nostre musiche interiori, per creare un’unica armonia, o soltanto per sfiorarci e volerci bene. Comunque andrà, sono contento di averla conosciuta, di averla guardata negli occhi. E di provare quello che provo, quest’impeto.. . questa sottile felicità.
    Spero di poter usare bene il mio ‘dono’ come lo chiami tu… spero di aver sempre qualcosa da poter dire e raccontare alle persone che mi circondano… per essere ricordato, non come un’ombra che è passata un giorno e poi svanita nel nulla…
    Grazie ancora delle tue parole…

  3. Il tempo passa e tu hai smesso di scrivere….E’ forse il tempo che ti manca? Oppure pensi di non avere più nulla da dire?
    Io aspetto che tu apra il tuo cuore e la tua mente affinchè possa deliziare la mia anima del tuo dolce narrare la vita terrena e quella divina…a presto spero…

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